I laburisti britannici stanno conducendo una campagna elettorale in gran parte dedicata alla "difesa" del sistema sanitario nazionale (NHS), che considerano "sotto attacco" da parte del partito di Cameron.
La scelta di fare della difesa del NHS un punto cruciale della loro campagna elettorale è stata criticata dall'Economist, perché - dice il settimanale - continuare a difendere il sistema così com'è, anche se costa molto di più che in passato - vuol dire rimandare le necessarie riforme al momento in cui non sarà più sostenibile.
Ma i laburisti pensano, forse a ragione, che difendere una delle cose cui i britannici sono giustamente legati è cosa necessaria.
Per questo arrivano a proporre una "patrimoniale", come la chiamerebbero i dilettanti allo sbaraglio che fanno politica in Italia. Ovvero una tassa piuttosto pesante sulle case di lusso, quelle che valgono più di 2 milioni di sterline.
La cosa significativa è che - secondo le stime - queste case sono in Gran Bretagna circa 100 mila. E che dalla tassazione su queste case i laburisti contano di ricavare 1,2 miliardi di sterline. Il che significa 12 mila sterline per ciascuna casa, in media, con una applicazione progressiva dell'imposta che penalizzerebbe di più i proprietari di case del valore di oltre 3 milioni di sterline.
In Italia, secondo recentissimi dati di Confedilizia, le case A1, ovvero quelle che continuano a pagare l'Ici, sono poco meno di 24 mila.
A queste vanno aggiunte le case di categoria A8 e A9, ovvero le ville e i castelli. In totale le case A1, A8 e A9, almeno nel 2012, erano meno poco più di 70 mila.
E sicuramente la loro rendita catastale non sarà all'altezza di quella britannica. Un anno Berlusconi disse che aveva pagato di Ici 300 mila euro. Sicuramente l'ex Cav è proprietario di Palazzo Grazioli, di almeno sei ville tra Macherio, Arcore, Portofino, Cernobbio. Solo in quanto a ville in Italia, ne sono state censite almeno 11. A questi vanno sommati i molti appartamenti. A occhio e croce, con la Mansion tax britannica, gli sarebbe toccato pagare di più.
Insomma: l'impressione è che - nonostante revisioni del catasto molte volte annunciate - in Italia anche questa ricchezza sia molto sottostimata, e che tutto sommato la casa non sia così tanto tassata come spesso ci ripetono. Senza contare che 73 mila case di lusso in Italia sembrano poche.
L'impressione è anche che - nonostante ci sia l'Ukip, la crisi, il populismo anche lì - i laburisti inglesi non abbiano paura di chiedere più tasse ad alcuni per pagare qualcosa che serve e che funziona.
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martedì 18 novembre 2014
venerdì 14 novembre 2014
Looking for a narrative
"The language of the left is a very humble one – living in a shadow of the rhetoric of those who like comparing social democracy of this region with the former communist parties. There is a need for progressives to construct its own distinctive narrative, which would not borrow concepts from liberalism and which would let people identify themselves with in terms of social discourse".
La citazione viene da un seminario organizzato dalla Feps, ovvero la Federazione dei partiti progressisti europei. Insieme alla Feps, ad organizzare erano anche il Demos, un think tank lituano, e l'austriaco Renner Institut.
Il seminario si è tenuto in Lituania a metà ottobre, ed è pieno di spunti e di riflessioni sul futuro del welfare europeo e su quel che dovrebbero fare i partiti socialisti. Il documento potrà sorprendere una classe intellettuale e giornalistica come quella italiana convinta che il mondo finisca con Fassina, Renzi e Grillo. Gli atti veri e propri saranno pronti a dicembre, ma la sintesi che viene offerta sul sito è comunque interessante.
Si scopre - per così dire - che il dibattito tra "insiders e outsiders" nel mondo del lavoro riguarda tutti - e non solo l'Italia. Che il problema della tassazione del lavoro e di quella delle rendite finanziarie è un tema europeo e non solo dell'Italia dell'evasione fiscale. Che si parla di "politiche di centro destra" condotte da governi di centro sinistra in rifermento alla "austerità", evidentemente tema comune a noi e ad altri, persino in Lituania.
E che - appunto - la sinistra europea dovrebbe ritrovare una sua propria "narrazione", non solo liberale e non comunista, per parlare al suo proprio popolo. Tante cose.
Una la potrebbe dire Renzi, una Fassina, una Camusso.
Ps: Per i giornalisti italiani, la Feps è quella presieduta da D'Alema, il posto in cui lavora quando ama rispondere che lui un lavoro ce l'ha. Magari però evitate di scrivere che "D'Alema dà ragione" a Renzi, o a Fassina, o a Camusso. Lui al seminario lituano non c'era (e neppure Renzi, Fassina, Camusso).
La citazione viene da un seminario organizzato dalla Feps, ovvero la Federazione dei partiti progressisti europei. Insieme alla Feps, ad organizzare erano anche il Demos, un think tank lituano, e l'austriaco Renner Institut.
Il seminario si è tenuto in Lituania a metà ottobre, ed è pieno di spunti e di riflessioni sul futuro del welfare europeo e su quel che dovrebbero fare i partiti socialisti. Il documento potrà sorprendere una classe intellettuale e giornalistica come quella italiana convinta che il mondo finisca con Fassina, Renzi e Grillo. Gli atti veri e propri saranno pronti a dicembre, ma la sintesi che viene offerta sul sito è comunque interessante.
Si scopre - per così dire - che il dibattito tra "insiders e outsiders" nel mondo del lavoro riguarda tutti - e non solo l'Italia. Che il problema della tassazione del lavoro e di quella delle rendite finanziarie è un tema europeo e non solo dell'Italia dell'evasione fiscale. Che si parla di "politiche di centro destra" condotte da governi di centro sinistra in rifermento alla "austerità", evidentemente tema comune a noi e ad altri, persino in Lituania.
E che - appunto - la sinistra europea dovrebbe ritrovare una sua propria "narrazione", non solo liberale e non comunista, per parlare al suo proprio popolo. Tante cose.
Una la potrebbe dire Renzi, una Fassina, una Camusso.
Ps: Per i giornalisti italiani, la Feps è quella presieduta da D'Alema, il posto in cui lavora quando ama rispondere che lui un lavoro ce l'ha. Magari però evitate di scrivere che "D'Alema dà ragione" a Renzi, o a Fassina, o a Camusso. Lui al seminario lituano non c'era (e neppure Renzi, Fassina, Camusso).
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